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SELVAGGIA. LAURINO. SELVAGGIA. LAURINO. no o mi APPENDICE e sol del Bel si pasce, nè altro à amor che di beltà desio: figlio di tua bellezza è l’amor mio. Da te dunque deriva, quest’amor, questa fè salda e costante; mentre tu sarai bella, io sarò amante. Tanto dunque e non più, quanto in me verde fia la beltà, la fiamma in te fia viva? Vile e di poco pregio è quest’amore, poichè s’appoggia a sì caduca base. Quand’io bella non fossi, so che non m’ameresti; talchè l’amor non va senza il diletto: mancando la cagion, manca l’effetto. Se de l’incendio mio fuss’ésca solo questo bel che di fore in te sfavilla, fora ardor, fora amor fragile e breve. Ma la luce maggior, che ’n te traspare, de la bellezza interna, eternando l’ardor l’amor eterna. Se la beltà de l’alma è il primo fine del tuo nobile amor, perchè non volgi il cor là dove sia maggior che in me non è questa bellezza? Mancan forse pastori ricchi d'alto valor, di sommo ingegno, per fama chiari e per chiar’opre illustri? Questi saranno oggetti a’ tuoi sublimi amori, d’una semplice ninfa assai migliori. Chiunque ama in altrui virtù senza beltà, questi s’appella amico e non amante. Amante è quei, che ’ntende ad amar in bel corpo anima bella. La beltà, che si vede, è come raggio del Sol, ch’entro si serra, e che quasi per nebbia a noi traluce. La beltà, che si cela, è come rosa in bel cristallo ascosa, talchè del bello amato