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RITORNANDO ultimamente dal¬
VItalia in Inghilterra , per non
ispendere tutto il tempo che do¬
vetti cavalcare în vane fole, ho
stimato bene di ricrearmi di
tratto in tratto o col volger Pa¬
nimo @ nostri comuni studi , o
col richiamarmi alla memoria
è dottissimi insieme e dolcissi¬
mi amici che cost) lasciato avea
nel partire. Tu il primo, o caro
Moro, mi venivi tra questi sotto
gli occhì, e sebbene tanto lonta¬
no, io pur ti vedea , e teco fa¬
vellava con quel piacere che
godea quando eri presente, e di
cui giuro non avere maì avuto
in mia vita il maggiore.

Avendo dunque giudicato d'oc¬
cuparmi in qualche cosa , nè
Waltronde sembrandomi circo¬
stanze quelle di gravi pensieri ,
mavvisai di scherzare alquan¬
to, facendo V Elogio della Pàz¬

zia.Qual Minerva (1), mi dirai,
ti ha inspirato un tal pensiero ?
Eccolo : Presemi in prima tal
fantasia pel tuo gentilizio co¬
gnome, il quale è tanto alla Mo¬
ria (2) vicino , quanto da essa
tu sei realmente lontano , anzi
lontanissimo, a comune suffra¬
gio, Poi mì lusingai , che que¬
sto scherzo d'ingegno meritar
potesse particolarmente la tua
approvazione , se è vero che di
siffatte bagattelle, non plebee al
certo, a quel che me ne pare, nè

(4) Ad imitazione di Omero ;
il quale introduce Minerva a
suggerire a Penelope e ad Ulis¬
se ora una cosa, ora un’altra.

(2) Così chiamasi in greco la
Pazzia.