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APPENDICE 301 che importi; perocchè a certi leggieri scorsi, a certe minuzie meglio è chiuder gli occhi. Casca. Deh ditemi (che lieta siate voi), qual è mai così fatto tempo? GiLetTA. Quand’egli non sia nella mente impedito nè da passione, nè da sollecitudine alcuna (poichè agli uomini sogliono anche dar noia or le faccende lor private, or le pubbliche; e non d’altra cagion che da questa, procede spesso il comparir essi così burberi ed impensieriti), nè sia tampoco stanco, o svogliato; allora e’ si potrà per bella maniera avvertirlo o più tosto pregarlo, ch’ei mella tale o tal’altra cosa voglia aver più riguardo alla roba, o all’onore, o alla sanità sua. E questo medesimo avvertimento sia condito di graziose espressioni e di motti scherzevoli; poichè un antico dettato insegna, che le buone parole acconciano i ma’ fatti. Io non mi feci mai ad ammonire il mio, ch’io nol recassi prima con un po’ di esordio a promettermi perdono, s’io, femminella, presumea di porgli innanzi a fin di bene le deboli mie considerazioni. E detto il mio &vviso, tagliava tosto, ed entrava in altre materie più allegre, ben ricordandomi di quel vizio, in che da noi tutte generalmente s’ incorre, di non saper toccar della fine. C GILETTA. Anche guardavami io bene dal ripigliarlo in presenza ESCA. Così almeno n’abbiamo il grido. altrui (chè anzi io cercava allora di ricoprire i suoi falli), e molto più dall’ir seminando lamentazioni, e mandando al palio i fatti di casa. Se l’offesa è in due soli, fassi la pace più facilmente. Caso che poi si tratti di forti cose e da non le potere una moglie nè tollerar nè correggere; egli è più spediente, ch’ella se ne richiami a’ genitori e parenti del marito, che a’ propri (che ciò r 1 mostra fiducia e genera amore), e modifichi il suo richiamo per modo, che si conosca com’ella non odia la persona, ma il vizio. E tanto meglio, se anche quivi non verrà essa scoprendo tutti t= gli altari, nè squadernando ogni vitupero, onde il marito stes80 abbia fra sè a riconoscere e commendare l’onesto procedere della moglie. Cesca. E chi può giugnere a tanto, se non qualche filosofessa? GiLertA. E pure, così operando, noi metteremmo i mariti al punto d’usar la stessa moderazione. Cesca. E ce n’ha di quelli, coi quali non ci varrebbe un frullo. GiLerta. Si, eh? ma che direte voi, ch'io ne so di quelli che la praticarono essi verso le spose loro? Or quanto più non I’ hanno a praticare le spose verso i mariti?