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300 APPENDICH il suo genio e l’indole sua, osservando i buoni punti, e notando quali cose gli recassero soit e quali lo raddolcissero e rallegrasserlo. A guida di simili osservanze, io mi veniva accomodando e governando per forma ch’egli mai non avesse di che dolersi alle mie cagioni. E dicea sempre in mio cuore: Se i cavallerizzi hanno lor propri fischi, e parole, e buffetti, e car ezzamenti, onde ammansare i generosi corsieri, quanto più non g’avviene egli usar queste industrie verso i mariti a noi altre, che pure, o vogliamo noi, o no, abbiamo a starci con esso loro a vita? Casca. Egli è vero troppo: ma come potevate voi ottener però tanto? GILETTA. Io mi stavo sopratutto avvertita, e vigilante al governo della mia famiglia non men morale che economico, il quale è come il proprio campo del valore donnesco; e vi procacciava, non solo che trascurata non fosse cosa nessuna, ma che tutte fossero fatte in guisa che a lui piacesse, eziandio le più piccole. Cesca. Verbigrazia? GiLerTA. Verbigrazia, quella vivandetta pel suo stomaco, quella, manifattura a suo gusto, quegli arnesi ordinati, quelle stanze acconce a senno suo, Crsca Ma e come avreste voi fatto con un marito, che o non fosse mai in casa, o ci capitasse alterato, e con un mal piglio? GiLETTA. State cheta, ch'io veniva ora a questo. S'io m’avvedeva, che il marito tenesse fantasia, e non fosse chiaro, io non mi davo già a ridere e cianciare, come sogliono, o per ghiribizzo, per mentecattaggine alcune; ma pigliava anch'io un’aria di viso anzi che no seriosa e mesta. Cara mia, la buona madre di famiglia dee imitare lo specchio buono, che oa fedelmente l’immagine di chi vi si specchia per entro; e così ella debbe in sè ricopiare gli affetti del suo marito, sicchè, qualora egli sta malinconico, non si mostra essa festante, nè serena qualora egli è conturbato. Dove poi il mio mi fosse paruto con più brusca cera, che ’1 solito, o io facea di placarnelo con dolci ragionamenti, o tacendomi dava luogo all’ira, finchè, passato quel caldo, vedessi il bello o di farlo capace over d’ PRINT Cusca. Ahi, misera condizion delle mogli, s'elle hanno a ire a’ versi a’ mariti, pur quand’essi sono mezzi fuori di sé! GiLETTA. Fate ragione, che questa sia una carità vicendevole; chè abbiamo anche noi la nostra parte di magagne e di stravaganze; e lor convien sopportarle. E’ ci è tuttavia il suo tempo da far conoscente il marito, dov'egli abbia commesso fallo in cosa