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sotto vaga apparenza ostinata inclemenza; unita insomma a divina beltate barbara feritate; è concento discorde, lo qual de l’universo la perfetta armonia guasta e corrompe. Nel volto il paradiso, nel core aver l’inferno, essere insieme a un punto angeletta ne’ lumi e furia ne’ costumi; sì disusata insolita mistura portento è di Natura. Se rose hai nel bel viso, qual’ira o qual dispetto t’arma di spine il petto? e se sei sì nemicé d’amore e di pietate, com’hai tanta beltate? O lascia leggiadria, o prendi cortesia. Esser vorrai tu forse innesto mostruoso de l’abisso e del ciel? nutrir nel core angelico furore? esser nel mondo angeletta infernal, furia celeste? Sii, s’esser vuoi, de l'anime omicida, ma non esser infida; se ricusi d'amare, almen non ingannare. Qual inganno maggiore, portar negli occhi amore, odio nel seno? aver forma di ninfa ed esser fèra? sotto velo di riso asconder pianto? sotto vista di pace apportar guerra? promettere altrui vita e poi dar morte? Quest’é mentir la fede, quest’è tradire i cori! Vola, incauta farfalla, a la luce del foco, e trova ardore,