Di fatto queste due età hanno grandi attinenze tra loro,
e non vi discerno altro divario che le rughe della vecchiaia
e i tanti carnevali che i primi han sul dosso. Del resto, la
bianchezza dei capelli, la mancanza dei denti, l’abbandono
del corpo, l’appetito del latte, la balbuzie, la garrulità, la
balordaggine, la smemoratezza, la mancanza di riflessione,
in una parola tutto va d’accordo in queste due eta. Infine,
quanto più l’uomo s’inoltra nella vecchiaia, tanto maggior¬
mente s’avvicina all’infanzia, a segno tale che esce di questo
mondo come i bambini, senza desiderar la vita, e senza temer
la morte.
Mi giudichi ora chi vuole, e si confronti questo buon
uffizio ch’io presto agli uomini colla metamorfosi degli Dei.
Non ho qui bisogno di rammemorare gli orribili effetti del
loro sdegno, e non parlerò se non
dei loro beneficii. Quali sono le
grazie ch’essi fanno a coloro che
sono per perire? Cambiano l’uno
in albero, l’altro in uccello, questo
in cicala, quello in serpente, ecc.:
grandi sforzi veramente di benefi¬
cenza! Pare quasi che il passare
da uno ad un altro essere non sia
lo stesso che perire! Quanto a me,
rimetto l’uomo medesimo nell’età più bella e più felice. Che
se i mortali s’astenessero totalmente dalla sapienza, e non
amassero che vivere sotto le mie leggi, allora certo non co¬
noscerebbero la vecchiaia, e godrebbero felici una perpetua
giovinezza.
Osservate di grazia quegli aspetti cupi, quei volti patiti
e scarni di coloro, che s'immergono nella contemplazione della
natura, o in altre serie e difficili occupazioni: costoro sem¬
brano invecchiati prima ancora di esser giovani; e questo av¬
viene, perchè un travaglio di testa assiduo, penoso, violento,