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ELOGIO DELLA PAZZIA 19 contenta d’esser tenuta per mentitrice, se non @ vero che i giovani mutano interamente carattere, allorquando incominciano a farsi uomini, e colla scorta delle istruzioni e dell’esperienza del mondo entrano nell’infelice via della saviezza. Noi vediamo allora svanire a poco a poco la loro bellezza, scemarsi la vivacità, perdere quella schiettezza e quel candore, che tanto piace, e finalmente estinguersi in essi il naturale vigore. Imperciocchè osservate, o signori, che quanto più l’uomo si scosta da me, tanto meno gode i beni della vita; e in guisa tale s’avanza nella sua carriera, finchè giugne alla fastidiosa e molesta vecchiaia, che diviene a sè stesso ed agli altri insopportabile. E giacchè parliamo della vecchiaia, non siavi discaro se per un momento mi vi trattengo. Oh quanto lagrimevoli sarebbero senza di me gli uomini sulla fine de’ loro giorni! Ma sento pietà di loro, e ad essi porgo la mano. Non di rado le poetiche Divinità soccorrono pietosamente col divino segreto della metamorfosi coloro, i quali sono prossimi a perire, come Fetonte trasformato in cigno o Alcione in uccello. Imito anch'io in qualche modo queste benefiche Divinità. Quando la cadente veechiezza conduce gli uomini sull’orlo della tomba, allora, quanto so e posso, li faccio rimbambire; onde nacque il proverbio: «I vecchi son di nuovo fanciulli». Voi mi dimanderete senza dubbio come ciò io faccia? Eccovi: guido queste cadenti teste al nostro fiume Lete (perchè, tra parentesi, voi saprete, che questo fiume trae la sua sorgente dalle isole Fortunate, e che un piccolo ramo è quello che scorre vicino all’Averno); faccio quindi ad essi tracannare a larghi sorsi questa acqua d’Obblio, e con tal mezzo, dissipando insensibilmente le loro cure, ripigliano la giovinezza. Ma dirassi ch’essi delirano ed impazziscono. Benis