contenta d’esser tenuta per mentitrice, se non @ vero che i
giovani mutano interamente carattere, allorquando incomin¬
ciano a farsi uomini, e colla scorta delle istruzioni e del¬
l’esperienza del mondo entrano nell’infelice via della sa¬
viezza. Noi vediamo allora svanire a poco a poco la loro
bellezza, scemarsi la vivacità, perdere quella schiettezza e
quel candore, che tanto piace, e finalmente estinguersi in essi
il naturale vigore.
Imperciocchè osservate, o signori, che quanto più l’uomo
si scosta da me, tanto meno gode i beni della vita; e in guisa
tale s’avanza nella sua carriera, finchè giugne alla fastidiosa
e molesta vecchiaia, che diviene a sè stesso ed agli altri in¬
sopportabile. E giacchè parlia¬
mo della vecchiaia, non siavi
discaro se per un momento mi
vi trattengo. Oh quanto lagrime¬
voli sarebbero senza di me gli
uomini sulla fine de’ loro giorni!
Ma sento pietà di loro, e ad essi
porgo la mano. Non di rado le
poetiche Divinità soccorrono pie¬
tosamente col divino segreto
della metamorfosi coloro, i quali
sono prossimi a perire, come Fetonte trasformato in cigno
o Alcione in uccello. Imito anch'io in qualche modo queste
benefiche Divinità. Quando la cadente veechiezza conduce gli
uomini sull’orlo della tomba, allora, quanto so e posso, li
faccio rimbambire; onde nacque il proverbio: «I vecchi son
di nuovo fanciulli».
Voi mi dimanderete senza dubbio come ciò io faccia?
Eccovi: guido queste cadenti teste al nostro fiume Lete (per¬
chè, tra parentesi, voi saprete, che questo fiume trae la sua
sorgente dalle isole Fortunate, e che un piccolo ramo è quello
che scorre vicino all’Averno); faccio quindi ad essi tracan¬
nare a larghi sorsi questa acqua d’Obblio, e con tal mezzo,
dissipando insensibilmente le loro cure, ripigliano la giovi¬
nezza. Ma dirassi ch’essi delirano ed impazziscono. Benis¬