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18 ELOGIO DELLA PAZZIA Che cosa sarebbe mai questa vita, se pure di vita meritasse il nome, senza i voluttuosi piaceri? Oh! Oh! Voi applaudite, e ben mi accorgo non esservi qui alcuno così insensato che non sia di questo sentimento: siete tutti troppo stolti (m’imbroglio sempre come una pazza e perdo la tramontana), volea dire, siete tutti troppo savi, perchè possiate dissentire dal mio parere. Credetemi pure che anche gli stoici non disprezzano la voluttà, quantunque accortamente se ne fingano alieni; e se con mille ingiurie la vanno oltraggiando presso il volgo, ciò fanno affinchè, restandone gli altri atterriti, possano essi goderne più abbondantemente. Ma qualora quest’ ipocriti declamassero in buona fede, mi dicano un poco, per Giove, sì, mi dicano pure quale giorno vi è nella vita che non sia triste, disaggradevole, fastidioso, dispiacevole, disgustoso, se non è animato dalla voluttà, cioè dal condimento della Pazzia? Io prendo Sofocle per testimonio irrefragabile; Sofocle non mai abbastanza lodato: oh qual giustizia mi rende mai! Egli dice a onore e gloria mia: « Nel non saper nulla è la vita dolcissima ». Intraprendiamo a spiegare minutamente questa proposizione. XIII Ognuno sa che l'infanzia è l'età più allegra e più gradita; ma cos’è che rende cotanto amabili i ragazzi? Perchè affettuosamente li baciamo, li abbracciamo, li carezziamo ? Perfino un nemico s’intenerisce alla vista di questi piccoli innocenti, e li soccorre. Donde mai ciò proviene? È la natura che, saggiamente operando a bello studio, ha impresso ne’ bambini una cert’aria di pazzia, con cui ottengono di raddolcir le pene dei loro educatori e di meritarsi l’affetto di chi ha cura di loro. Si ama quella prima giovinezza che succede all’infanzia; ognuno gode di esserle utile, di promuoverla, di soccorrerla: ma da che cosa la fanciullezza riceve le sue attrattive? Da chi, se non da me, che le accordo la grazia d’esser pazzarella, e per conseguenza di piacere, e di ricreare? Son