Prima di tutto, ditemi un poco: evvi al mondo cosa più
dolce e più preziosa della vita? Ora chi più di me contri¬
buisce al concepimento de’ mortali? Imperocchè nè l’asta
dell’armipotente Pallade, nè l'egida del fulminante Giove
vagliono un fico a produrre e propagare il genere umano.
Anzi lo stesso Padre degli Dei e Re degli uomini, al cui cenno
tutto trema l’Olimpo, fa d’uopo
che deponga il suo fulmine tri¬
sulco; che lasci quell’aria terri¬
bile e maestosa, colla quale a
suo grado riempie di spavento
tutta quanta la schiera degli Dei;
e come un bravo comico si ma¬
scheri il poverctto sotto tutt’al¬
tre forme, quando voglia lo pren¬
de di quella funzione, ch’ei non
fa che pur troppo sovente, VO¬
glio dire procreare dei piccoli
Giovi.
Prendiamo {inoltre que’ bab¬
buassi} di Stoici, che reputansi
tanto prossimi ed affini agli Dei.
Datemene;pur uno di costoro,
il quale sia anche mille volte stoico, che non si rada mai
la barba, distintivo della sapienza (sebbene un tal distintivo
sia comune anche ai caproni); costui al certo dovrà deporre
quell’aria piena di orgoglio, dovrà prendere una cera da
galantuomo, dovrà abiurare quella sua inflessibile ed austera
morale, dovrà fare delle sciocchezze e delle pazzie: insomma
gli sarà forza che.a me si volga e si raccomandi questo filo¬
sofo, se pur brama di farsi padre.
E perchè secondo il mio costume non parlerò con voi più
liberamente? Ditemi di grazia, sono forse il capo, la faccia,