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16 ELOGIO DELLA PAZZIA XI Prima di tutto, ditemi un poco: evvi al mondo cosa più dolce e più preziosa della vita? Ora chi più di me contribuisce al concepimento de’ mortali? Imperocchè nè l’asta dell’armipotente Pallade, nè l'egida del fulminante Giove vagliono un fico a produrre e propagare il genere umano. Anzi lo stesso Padre degli Dei e Re degli uomini, al cui cenno tutto trema l’Olimpo, fa d’uopo che deponga il suo fulmine trisulco; che lasci quell’aria terribile e maestosa, colla quale a suo grado riempie di spavento tutta quanta la schiera degli Dei; e come un bravo comico si mascheri il poverctto sotto tutt’altre forme, quando voglia lo prende di quella funzione, ch’ei non fa che pur troppo sovente, VOglio dire procreare dei piccoli Giovi. Prendiamo {inoltre que’ babbuassi} di Stoici, che reputansi tanto prossimi ed affini agli Dei. Datemene;pur uno di costoro, il quale sia anche mille volte stoico, che non si rada mai la barba, distintivo della sapienza (sebbene un tal distintivo sia comune anche ai caproni); costui al certo dovrà deporre quell’aria piena di orgoglio, dovrà prendere una cera da galantuomo, dovrà abiurare quella sua inflessibile ed austera morale, dovrà fare delle sciocchezze e delle pazzie: insomma gli sarà forza che.a me si volga e si raccomandi questo filosofo, se pur brama di farsi padre. E perchè secondo il mio costume non parlerò con voi più liberamente? Ditemi di grazia, sono forse il capo, la faccia,