il petto, la mano, l’orecchio, queste parti del corpo reputate
oneste, che generano gli Dei e gli uomini? Credo, signori miei,
di no: che anzi lo stromento propagatore del genere umano
è quella siffatta parte, così goffa, e così ridicola, che non può
nominarsi senza riso. Questa, sì, questa, e non già il numero
quoternario pitagorico, è propriamente sacra fonte, da cui
traggon vita tutte le cose.
Suvvia, chi è mai colui che avvinghiar vorrebbesi al nodo
matrimoniale, se prima, come sogliono fare ordinariamente
i filosofi, avesse ben riflettuto agli incomodi che accompa¬
gnano tal condizione? Qual donna vorrebbe sottomettersi al
debito coniugale, se tutti conoscesse, o presenti avesse alla
mente, i perigliosi dolori del parto e le pene della educazione?
Se voi dunque dovete la vita al matrimonio, e il matrimonio
alla Irriflessione, che una è delle mie seguaci, giudicate
di quanto mi siate debitori. Inoltre, una donna passata una
volta per le spine dell’indissolubile nodo, e che ardisce di
rientrarvi, nol fa forse in virtù dell’assistenza della Ninfa
Obblìo, mia cara compagna? Dicasi pure, a dispetto del
poeta Lucrezio, e Venere stessa non ardirebbe di negarlo,
che senza la nostra possanza e la nostra protezione la sua
forza e la sua virtù languirebbero e svanirebbero del tutto.
Egli è pertanto da quest’'amabile giuoco, da me condito
col riso, col piacere e coll’amorosa ubbriachezza, che sono