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a’ premurosi inviti e di Francesco 1, che in
preferenza del famoso Budeo lo chiedeva ad
una cattedra nel collegio reale da se institui¬
to; e di Ernesto di Baviera, che lo voleva
ad Ingolstat ; accettò soltanto dal? imperator
Carlo V la dignità di consigliere.
Moltissimo onore e fama gli acquistarono
le opere, che andava intanto scrivendo ; ma
alcune gli fecero anche dë nemici, ed allar¬
marono lo zelo de’ falsi divoti, e di alcuni frati
ignoranti , che chiusi ne chiostri come pipi»
strelli non poteano sopportar la luce delle
rinascenti lettere, nè alcuna libera parola,
che svelasse le loro lucrose superstizioni. Fra
questi un certo Minorita, gran bevitore, solea.
sempre declamare contro Lutero ed Erasmo,
qualificandoli coi titoli più triviali da bet¬
tola. Avendo detto costui in un pubblico di¬
scorso, chè nelle opere d’ Erasmo leggevansi
delle eresie , ed essendo stato ciò riferito ad
un magistrato, questi lo fece a se chiamare, e
lo interrogo in qual opera d Erasmo vi fossero
quell eresie , ck egli andava spacciando ? Al
che questo buffone rispose: « To per verità
non lessi mat i libri d’ Erasmo. Una volta
volli legger la Parafrasi, ma il latino era per
me troppo, sublime; temo adunque che sia
caduto in qualche eresia per la sua latinità
troppo elevata ». Tuttavia in suo cuore tra