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ER ae fr, ro Å = CHAAR A HSE EE NVYESSE MAIRES Li | \ > LL ONY ZINN UON I n ge het \ on p aS LEA schivare l’infame nome di filosofi, vollero piuttosto appellarsi sofisti. Lo studio loro principale era quello di encomiare gli Dei e gli Eroi. Voi adunque ascolterete l’elogio non di un Ercole nè di un Solone, ma di me stessa, cioè della Pazzia. A dir il vero io non istimo un fico quei sapienti, che spacciano essere stoltissima ed impudentissima cosa il lodar sè medesimo. Sia pure follia quanto si voglia, dovranno tuttavia convenire costoro che è cosa molto decorosa l’aver cura del proprio buon nome. Di fatto, qual cosa è più conveniente alla Pazzia che esser la tromba del suo merito e di far echeggiare dappertutto le proprie sue lodi? Chi può dipingermi più al naturale di me stessa? Vi è forse altri che meglio mi conosca di quello che faccia io medesima? Per altro questa mia condotta sembrami assai più modesta di quella che tener suole la maggior parte de’grandi e dei saggi del mondo. Costoro, messosi sotto ai piedi ogni pudore, subornano un qualche panegirista adulatore o un cicalone poetastro, onde a prezzo d’oro reciti le loro lodi, che altro infine non sono che un tessuto di menzogne. Intanto poi che il modestissimo uomo stassene ad ascoltarlo, dispiega le piume come il pavone, innalza la sua cresta, si ringalluzza alla voce della sfacciata adulazione, che paragona agli Dei quell’omiciattolo da nulla, che il propone come un assoluto modello di tutte le virtù, benchè sappia es