d’alcun libro, satireggiato persone ma classi; onde
pochi pessimi monaci, e alcuni teologi, de’ più sa¬
turnini, s'impermalirono; ma l’universale, i grandi
massimamente, gioì di quel lavoro arguto e geniale.
Erasmo fu comparato a Voltaire. Veramente
egli, come il patriarca di Ferney, regnò sul suo se¬
colo e sui regnanti del suo secolo, per la sua molte¬
plice e vasta attività di pensatore e di poligrafo. Dot¬
to, come in età più letterata non seppe essere Voltai¬
re, fu come lui ameno ed arguto; se non che aven¬
do galvanizzato col suo spirito una lingua morta,
diede vivi guizzi di luce un certo tempo, e poi s'e¬
stinse; durarono un poco i Colloquj, dura ancora
l’Elogio della Pazzia; sebbene il recente biografo di
Erasmo, Desiderato Nisard, pretenda che egli non
viva se non ne’ suoi articoli della Revue des deux
Mondes. Voltaire scrisse la più limpida prosa nella
più limpida delle lingue viventi, e vivrà, nel pieno
valore della parola, quanto lei. Notevole è che Era¬
smo fu battuto da Lutero come Voltaire per certi
conti da Rousseau; che Lutero maledisse poi agli
Anabattisti, come Voltaire e Rousseau, se fossero
vissuti a vedere la rivoluzione francese, avrebbero
rinnegato Camillo Desmoulins e Robespierre.
«On ne saurait nier, dice il Bayle, qu’à tout
prendre, Erasme n’ait été ce qu’on appelle catholi¬
que; mais il ne vit pas sans joie les premières dé¬
marches de Luther, et il ne fut pas médiocrement
inquiet lorsqu’ il crut le Luthéranisme prét à se per¬
dre. Il crut Pan 1528, que Luther avait rétracté la