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Erasmo da Rotterdam
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304 APPENDICE redi e di vasellame d’argento, consegnò alle due femmine il tutto. e, dando loro da vantaggio una borsa di zecchini, che arde rano, le pregò, che qualora quel gentiluomo se ne veniva a star con loro, gli dovessero fare un po’ più d’onore e trattarlo meglio; mostrando tuttavia, ch’ella gli fosse sorella e non moglie. Cusca. Oh! quest’è l’altra! GiLerTtA. Difatto non dopo molto éccoti di nuovo l’amico; e’ gli corron subito agli occhi le insolite masserizie, la piatteria, le tavole, i fornimenti. Come! che vuol dir ciò? che novità è questa? Le donne gli favellano di quella dama sua parente, e gli contano la cosa per filo e per segno. Tosto egli immagina, questa non dover esser trama, se non della donna sua: va a casa, ne la domanda, s'ella sia stata a quel cotal luogo, e, non negando essa, la interroga qual fosse l’intendimento suo in mandar colà quegli arnesi. Crs Che risposta mai gli fece ella? GiLerTA. Signor mio (gli rispose di buon’aria), voi siete av vezzo ad ogni maniera d’agi: or io osservai, che colà venivate servito meschinamente, e perciò essere dell’obbligo mio il dar modo, che, poichè v’andate sì volontieri, vi foste anche ricevuto e onorato da quel cavalier che siete. Cesca: Oh! la dama da bene! e che ne seguì di poi? GiLeTTA. Ne seguì, che il cavaliere stupefatto e commosso da tal mansuetudine e benignità della moglie, si ritrasse del tutto da quella pratica, e non ebbe poi altro bene, altro riposo, altro diletto che lei. Or pognamo, ella, scoperto il male, avesse tenuto contraria via, e menatone smanie e romori: che altro avrebbe ella fatto, se non venirgli vie peggio a noia, e crescergli per ogni un cento la voglia di farle onta? In verità, egli è però meglio cader dal piè, che dalla vetta. Cesca. E’ non vi si può apporre. GiLETTA. Se così è, chè non ne prendete voi adunque norma, la mia cara Cesca? Crsca. Ah, Giletta, il mio è troppo fantastico, nè sarebbe mai per lasciarsi vincere a niuna amorevolezza. GILETTA. Oimè, che è ciò che voi dite? S'egli non v'ha fiera così selvaggia, la qual non si possa bel bello addomesticare, perchè farem noi disperato il caso in un uomo? Sopra tutto voi avete a ricordar di quel cinto di cui (secondochè mi par aver letto in qualche poeta) suol cignersi la dea Venere quand’ella si va a star col marito, e vuole ottenere da lui qualche grazia, e che si dice essere formato e tessuto di tutte le amorose magie.

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