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SELVAGGIA. LAURINO. SELVAGGIA. LAURINO. SELVAGGIA. APPENDICH facesse anco la sua nel petto mio dolcemente passaggio! Ma io che far poss’io per far contento un sì fatto desio, cui non basta morir, ma vuoi ch'ancora altri teco si mora? Se men superba e cruda ascoltassi il mio dir, con argomenti efficaci e possenti moverti ancora alquanto potrei forse a pietà del mio gran pianto. Or su, siedi qui meco, e in questa verde catedra frondosa amator disputante, disputatore amante, comincia a dichiarar ciò che proponi in tue conclusioni. Io propongo e sostegno ch'io t'amo, e per amarti ne disamo me stesso; onde son degno e per ragion di debito il dimando da te, ch’amata sei, (s'Amor mantien giustizia entro il suo regno) pagato esser d'amore e non di sdegno. Meschinel, tu lå dove non fu già mai ragion, ragion pretendi. Ma come e dove e quando si van desio nel petto tuo s’accese La, nel giardin de’ cedri, ne le nozze d’ Elcino (volgon sei mesi a punto, se mal non mi rimembra), quel dì che tu lo specchio a la piva ed al crotalo vincesti, uscì de le tue luci spiritello gentil che per le mie sottilmente passando, sovra il cor mi si assise, e tutto pien d’imperioso foco degli spirti e de’ sensi ad usurpar la signoria sen venne;