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34 ELOGIO DELLA PAZZIA villano: tanto è necessario che ciascuno lusinghi ed-aduli-sè stesso, e faccia in sè medesimo una buona scorta d’approvazione, prima d’ambire quella degli altri. Infine, la felicità consiste principalmente nel voler essere ciò che si è; ora non v'è che il divino amor proprio, che possa concedere un tanto bene. In virtù dell’ amor proprio, ognuno è contento della sua figura, del suo talento, della sua famiglia, del suo impiego, del suo genere di vita, del suo paese; cosicché né l’ Irlandese vorrebbe cambiarsi coll’ Italiano, nè il Trace coll’Ateniese, nè lo Scita coll’abitatore delle isole Fortunate. Oh stupenda provvidenza della natura! In mezzo ad una infinita varieta di cose ella seppe metter tutto alla stessa stregua. Se avara si è mostrata de’ suoi doni verso i suoi figliuoli, è stata invece loro altrettanto più prodiga d’amor proprio; che dico de’ suoi doni? Questo è un parlar da stolto, poichè l’amor di sè stesso non è egli il massimo di tutti i doni? XXIII Ma, per mostrarvi che quanto esiste fra gli uomini di celebre, di stupendo, di glorioso, tutto è opera mia, voglio incominciar dalla guerra. Non può negarsi, che questa grand’arte non sia la sorgente e la mèsse delle più strepitose azioni. Con tutto ciò, che cosa potrebbesi immaginare di più stolto della guerra? Due armate si battono (Dio sa per qual ragione), e l'una e l’altra sentono assai più danno che vantaggio della loro animosità. Chi perisce nella guerra, qual Megarese (!) si conta per nulla. Inoltre, ditemi un poco, qual servigio potrebbero prestare i savi, allorchè gli eserciti sono ‘schierati in ordine di battaglia, e l’aria risuona del rauco squillo delle trombe e dello strepito de’ tamburi, essi che, sfiniti dallo studio e dalla meditazione, traggono a stento una vita resa inferma dal poco sangue sottile e freddo che loro circola nelle vene? (1) Proverbio greco, contro i Megaresi, stimati privi di valore.