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ELOGIO DELLA PAZZIA Animo! vediamolo. Dissimulare, ingannarsi, fingere, chiuder gli occhi ai difetti dei suoi amici, amare perfino, ed ammirare i grandi vizi come grandi virtù, non è questo un avvicinarsi alla Colui Pazzia? che bacia con trasporto un neo della sua amica, o che sente con piacere il puzzo del suo naso; quel padre, che avendo un figlio guercio, pretende che abbia due occhi da Venere, non dà veramente in una pretta pazzia? Esclamino pure a lor posta esser questa una grande pazzia, ed io aggiungerò che questa pazzia è quella sola che forma e conserva l’amicizia. Parlo qui unicamente degli uomini, de’ quali neppur uno nasce senza difetti; giacchè per noi l’uomo migliore è quello, che ha minori vizi. Imperocchè que’ savi che pretendono di indiarsi colla loro filosofia, o non contraggono alcuna amicizia, o riesce loro un nodo aspro e dispiacevole. Inoltre non sogliono amar di cuore se non pochissime persone, anzi non avrei serupolo alcuno d’asserire, che assolutamente. non amano alcuno; ed eccone la ragione. Quasi tutti gli uomini sono pazzi, anzi, direi non v’ha niuno che non faccia le sue pazzie, e per questo riguardo dunque tutti si rassomigliano; ora la rassomiglianza è appunto il principale fondamento di ogni stretta amicizia. Se talvolta fra questi austeri filosofi nasce una reciproca benvolenza, questa certamente non è sincera e durevole. Costoro sono di umore volubile ed intrattabile, e sono per altro troppo penetranti: hanno occhi di lince per iscoprire i difetti degli amici, e di talpa per vedere i propri, e quelli che si hanno nella bisaccia a tergo. Essendo dunque gli uomini soggetti a moltissime imperfezioni; e a queste aggiungendosi la differenza dell’età e delle inclinazioni, tanti mancamenti, tanti passi falsi, tante vicende della vita umana; come mai potrebbe sussistere fra questi Arghi il legame dell’amicizia per un solo istante, se l’evetheia come la chiamano i Greci, che in italiano equivale a stolidezza o connivenza, non venisse a sostenerlo? Servitevi dell’amore per giudicare dell'amicizia, essendo presso a poco la stessa cosa. Cupido, quest’autore, questo padre di ogni tenerezza, non porta forse una benda sugli occhi, che gli fa confondere il bello col brutto?