rammenterò io le stravaganze che fanno i Numi dopo i con¬
viti, e soprattutto dopo aver bevuto? Vi assicuro, per Dio,
che quantunque io sia la Pazzia, e in conseguenza avvezza
ad ogni sorta di stravaganze, pure io stessa non posso tante
volte trattenere le risa. Ma sarà meglio che mi taccia, poichè
se mai qualche Dio diffidente e sospettoso mi ascoltasse,
potrei incorrere anch’io la sorte di Momo.
Ma è omai tempo che ad imitazione d’Omero passiamo a
vicenda dagli abitatori del cielo a quelli della terra, ove pure
nulla scorgesi di lieto e felice che non sia opera mia.
Primieramente, voi ben vedete con qual previdenzala natura,
questa madre e produttrice del genere umano, abbia dispo¬
sto, che non mancasse in alcun luogo il condimento della
Pazzia. Giusta la definizione degli Stoici, il savio è quello
che vive secondo le regole dalla ragione prescritte, e il pazzo
all’ incontro è colui, che si lascia trascinare in balìa delle sue
passioni; quindi, per timore che la vita dell’uomo esser dovesse
trista ed infelice, Giove ha voluto caricare molto più la dose
delle passioni che quella della ragione, e-la loro differenza
è per lo meno come uno a ventiquattro. Inoltre, ha relegata
questa ragione in un angusto cantoncino della testa, lasciando
tutto il resto del corpo in preda ai disordini ed alla confu
sione. Quindi Giove, non contento ancora di questo, ha unito
alla ragione, la quale è sola, due fortissime passioni, a guisa
di due impetuosissimi tiranni: Puna è la Collera, che domina
nel cuore, in questo centro dei visceri, in questa sorgente
della vita; laltra è la Concupiscenza, che stende il suo im¬
pero dalla più tenera giovinezza fino all’età più matura.
Quanto poi vaglia la ragione contro questi due tiranni,
abbastanza il dimostra l’ordinaria condotta degli uomini. Ella
prescrive i doveri dell’onestà, grida contro i vizi fino alla
raucedine: questo è tutto ciò che può fare; ma i vizi ridonsi
della loro Regina, gridano assai più forte e più imperiosa¬