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ELOGIO DELLA PAZZIA

dutamente innamorata. Mie sono quell’erbe, se pur ve ne sono,
mici quegl’incantesimi, mia quella fonte, che non solo re¬
stituiscono la passata giovinezza, ma, cid ch’é più desiderabile,
la rendono perpetua. Se voi tutti dunque convenite non es¬
servi cosa più amabile della giovinezza e più detestabile della
vecchiaia, allora posso conchiudere, che voi ben riconoscete il
debito che avete verso di me; dico verso di me, poichè, affine
di rendervi felici, so prolungare un tanto bene ed allontanare
un male sì grande.

XV

Ma perchè trattenermi più oltre parlando dei mortali?
Scorrete tutto il cielo, contemplate tutte le Divinità, e son con
tenta che mi si rinfacci il bel no¬
me, che ho l’onore di portare, se
ritrovasi un Nume solo, che tutto
a me non debba il suo potere. Di
grazia, perchè Bacco ha sempre,
come un giovinotto, il volto rubi¬
condo e bionda la lunga chioma?
La ragione si è, perchè passa tutta
la vita discervellato, ed ubbriaco
nei conviti, nelle danze, nelle fe¬
ste, nei giuochi, ed abborre ogni
benchè minimo commercio con
Pallade. Finalmente è così alieno
dall’ambire il nome di savio, che
gode d’essere venerato coi dileg¬
giamenti e cogli scherzi. Nè si offende del proverbio, che
gli dà il soprannome di ridicolo, soprannome che si è me¬
ritato, allorquando, sedendo sulla porta del tempio, i contadini
si prendevan piacere d’imbrattarlo di mosto e di fichi novelli.
Inoltre, quai colpi satirici non ha scagliati contro questo Dio
la Commedia Antica?’Lo stolido, l’insulso Dio, esclama¬
vano! indegno di nascere per l’ordinaria via! Ma ditemi senza

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