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PREFAZIONE IX

con l’apparizione della fresca vitalità, inconscia di limiti
e impaziente di freni. Ed Erasmo accentua tale rivendi¬
cazione, polemizzando contro gli Stoici. Ma polemizza da
senno, o trascinato solo in parte, e quasi accidentalmente,
dalla forza del vero che gli è balenato innanzi e, in parte,
come dicevo, per bravura sofistica? Lasciando stare che
Erasmo medesimo, nella sua etica, tendeva allo stoicismo,
la poca saldezza che aveva in lui quel concetto della
follia (= volontà di vivere) è scoperta dalla facilità onde
si confonde o non ben si congiunge con l’altro, alquanto
diverso, dell’«illusione » come fonte di felicità, e persino
con quello della «follia » religiosa, del misticismo, del¬
l’ascesi, che è invece il contrario, la negazione della gioia
del vivere; ma, soprattutto, dalla contaminazione tra il
concetto dell’universale e benefica «follia », che è vita,
e la satira dei particolari errori, vizi ed abusi di questa o
quella classe di uomini, culminante nella critica delle er¬
rate interpetrazioni che sogliono escogitare dei testi sacri
i teologi. Perciò quell’opuscolo fu letto con piacere e assai
gustato specialmente nelle sue parti satiriche, ma non
lasciò tracce nella letteratura propriamente filosofica.
Non pensato, non «sentito» sul serio nella sua tesi
fondamentale, non fu preso sul serio, e ad altri pen¬
satori toccò di far valere i diritti della vita e della
passione contro quelli della fredda ed astratta ragione.
L'origine accademica o letteraria che si dica dell’opu¬
scolo, spiega del pari la sua deficienza artistica, perchè,
non rispondendo a un forte sentimento dell’autore, la
composizione assume la forma di un lungo discorso, bene
ordinato ed accuratamente sviluppato, messo in bocca
a un ente astratto, che è la Pazzia.

Capolavoro, dunque, no; ma l’Elogio della pazzia non
solo offre osservazioni acute, descrizioni ingegnose e
vere, e molti ritratti ben disegnati; non solo, nel testo