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specola sulle nubi, e sull idee, mentre per¬
de il suo tempo a misurare (1) i piè delle
pulci; mentre ammira la trombetta del tafa.
no ; trascura poi lo ftudio all nomo il più
necelfario, dico dell’uomo medefimo , del
Mondo, del saper vivere. Ma zitto, che
esce in campo quel gran tocco d’ avvocato,
Platone suo discepolo , per difendergli la vi¬
ta. di fatto a pena apre bocca, che confuso
e ftordito dal battibuglio di quell’ udienza, re¬
ſta in secco sul più bello del suo primo pe¬
riodo (2). Quefto caso mi rammenta I’ altro
di Teofrafto, che venuto fuora per eccitare con
sua orazione il popolo a guerra; sgomentato
e smarrito s’ammuti di colpo, che avrefti det¬
to l’avelle veduto d’ improviso il lupo (3). E
Isocrate da timidezza e pufillanimità ebbe mai
il coraggio di fiatar in publico? e quel Tul¬
lio, il Corifeo della romana eloquenza; nell’
esordio d'ogni orazione non vedeafi vergo¬

gno.

(1) Ciò finge di lui Ariſtofane per mettere

in canzone la fua matematica: finge anco che
Socrate vada fofifticando come tanto fuono in
sì piccina beftiuola, qual è il tafano .
— (2) Quamquam omnium natu minimus adsum,
era l'ingreffo della fuaorazione per Socrate :
e qui gli cafcarono le brache . ni

(3) .... Marin lupi videre prioxes. Virg..

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