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- più son pazzi. E di fatto non v’ è altra Na¬
zione di quefta più socievole ed amabile, in
quanto è vaſto della vita il commerzio, nè
che senta meno la noia, e le malinconie del¬
la vecchiaia. A quelta come limitrofi , così al
tratto, cd'all’umore fimiliffimi sono i miei
Olandefi; miei certo, e a me addetti a se¬
gno che n’han preso da me l'epiteto, 169)
onde il reſto delle Nazioni li qualifica; if-qual
epiteto non solo ch’ effi non recanfi a scornd:,
ma ne fan ben anco il-lor pregio maggiore.
Or vadano que’ balordi, que’caftroni de’ Mor¬
tali a beccarfi i geti, a ftancarfi indarno die¬
tro a Medea, a Circe, a Venere, all Auro¬
ra, € a non so che Fontana per ringioveni¬
re. Fanfaluche , afinaggini tutte; poichè son
io, io sola che poflo , e soglio tuttodi far
queſto miracolo : poſſiedo io, e sola io quel
polente licore, in virtù di cui fi favoleggia
che la figlia di Mennone mantenefle in gio¬
ven¬
(x) Dice la Pazzia che da lei han preſo
gli Olandeſi l’ epiteto , cioè che diconfi fcioc¬
chi, per la lor femplicita , fincerità, e natu¬
ralezza del tratto. Ma non fo fe per quefto,
o per altro che fia, convenga. gli Olandefi
queft epiteto ; e ſe Eraſmo ſcriveſſe oggi»
metterebbe tutt altro in bocca alla Pazzia
circa gli Olandeſi.