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parte che sambiagli (1) san dare a chi vos
glion male nell’acceffo di lor collere) il più gran
favore che compartir poſſano a chi voglion
bene , altro poi non è che cangiarlo in pian:
ra, in uccello, in cicala, o anco in serpe:
qual se non folle un vero ed effettivo perire
il pallar da una softanza ad un’ altra . Maio?
io rimetto l’ Uomo, senza punto diftruggers
lo, nel più felice e migliore ftato della vita,
qual'è l'età prima. Bah! se | intendeffero
bene veramente que’ capocchi degli uomini !
se meco se la faceffero tutto il tratto di lor
vita e scollo ogni glogo contrario al buon sen¬
so, e alla felicità , yompeflero ogni sorta di
società e di commerzio colla saggezza | non vi
sarebbe così mai età per effi disagiosa, € du¬
ra, ma ‘godrebbonfi felicemente una perpetua ,
nè mai interrotta primavera d’ anni. E non
li vedete voi là quegli occhi aggrottati , que’
cefi saturnini , que vifi rorbidi ed arcigni d’
nomini o sprofondati negli {tudii di filosofia,
o in gravi affari e maneggi ingolfati , che an¬
cor pria della virilità son gia vecchi, e non
miga dagli anni, ma da penfieri, e da quel¬

x la

(x) Ironicamente dalla mancia che fr fuol
dare non fo dove il dì di S. Biagio, E del
Carteromaco nel Ricciatdetto :

Ma va pur là che ti darò il Sambiagio»