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zoppo fabro; ma di furtivo amore, cosa ben.
più dilettevole, e per parlar col noftro Ome,
ro, nel più vivo trasporto d’ amorosa paflio¬
ne, E ve che non prendefte un granciporro ;
ch’ io non parlo già di quel decrepito vecchiac¬
cio, qual ci dipinge Pluto Ariſtofane , e per
giunta alla derrata, orbo di luce: ma al pun¬
to che generommi era egli nel più bel fior
degli anni, e col sangue ben in moto, riscal.
dato anco di più e meglio dal celeſte nettare
che in un pranzo cogli Dei aveva allor per
yentura beyuto pretto pretto, e ben a iosa.
Voi sarete curiofi di saper la mia patria;
e veramente ch'è dell’ ultima importanza og¬
gidì per un personaggio di conto il ridirfi in
qual, angolo di Mondo abbia egli meflo i pri.
mi vagiti. In ciò anco yo contentarvi, e vi
so dire che non nacqui nè sull’errante De¬
lo, (1) nè tra’ sali flutti, nè in cupe spe
lonche ; ma quivi proprio nell’ Isole ( 2 ) for¬
tunate, che senza ararle nè seminarle produco¬
no da se quanto v'ha di buono : ove non
fi travaglia, non s invecchia, non fi soffre
malore; ne cui campi non è a veder mai nè
asfo¬
(1) Come Apollo, Diana, Venere ec.
(2) V. l elegante defcrizione d Orazio:
Altera jam teritur nell’ Epodo, dal paffo. Nos
manet Oceanus circumyagus: arva beata cc.