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DELLA -PAZZTA 17
nè dall’Orco, nè da Saturno, ue da Giapeto, nè da
‘alcun altro di questi Dei rancidi e disusati; ma Plu¬
gone, il Dio delle ricchezze, è mio padre. Sì, Plutone
“(non se l'abbiano a male Esiodo, Omero, e persino
r stesso Giove, il quale è il padre degli Dei e de¬
figli uomini, Plutone, che al presente come per lo
passato, a un solo cenno crea, distrugge, governa
logni cosa sacra e profana: Plutone, a cui talento
‘Je guerre, le paci, gl’imperj, i consigli, i giudizj, i
comizj, i matrimonj, i trattati, le confederazioni, le
leggi, le arti, il ridicolo, il serio (ohimè non ne posso
più! mi manca il respiro, conchiudiamo) a cui ta¬
lento si regolano tutti gli affari pubblici e privati
‘de’mortali: Plutone, senza il cui braccio tutta quanta
la turba delle poetiche Divinità, parliamo con mag¬
gior franchezza, gli Dei stessi del prim’ ordine (1),
o non sarebbero «del tutto, o almeno se la passe¬
rebbero assai male: Plutone infine, il cui sdegno
è sì terribile, che Pallade stessa non saprebbe
difender abbastanza que’ mortali che lo avessero
provocato; il cui favore all’incontro è sì pos¬
sente, che chi lo gode può ridersi di Giove e delle
sue saette, questo è appunto il padre mio, di
cui vado fastosa. Ora egli mi generò non già dal
suo cervello, come fece Giove la torva e feroce
Minerva, ma da Neotete (2), la più avvenente e la
più gaia ninfa del mondo. Di più i miei genitori
non erano legati in matrimonio, nè sono nata come
quello zoppo Vulcano, figlio del fastidiosissimo nodo
di Giove e di Giunone. Sono figlia del piacere, e
l'amor libero ha presieduto ai miei natali; e per
parlare col nostro Omero, era Plutone in un tras¬

(4) Imperocchè la teologia pagana ammetteva dodici Divi¬
nila primarie e superiori a tuite le altre.
(2) Neotete, ossia Gioventù.
Elogio della Pazzia a