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ENCOMIO DELLA PAZZIA. 32
gione confiffeva nel? esaltar col? incensiere della loro
Rettorica degli Eroi, e degli Dei le glorie. Vot
pertanto fentirete non d'Ercole, non di Solone, mæ
di me, cio è della Pazzia ’l Panegirico.

Velo confeſſo ; che fommamente que Savi dise
prezzo, che da Stolto, e da Temerario trattanò
qualcuno , che vantasi, e fi lufinga. Gh diaxo
pure quanto vogliono dello folto, e del ridicolo»
mene contento: ma confelferanno almeno, che
queffo pazzo del fio carattere mantiene la conve=
nevolezza. Non v è cofa, che più convenga alla
Pazzia , che promulgar il fuo merito, e far rifo¬
nar da per tutto le lodi ſue. E chi farà che pols
meglio di me ftefla ritrarmi ? ,

Parmi null dimeno, che opero in queffo molto
pin modeftamente del commune de Grandi, e de Sa¬
vy. Un roſſore malſano gl impedisce di lodar fe
fell: Ma che fanno? Si cerca un Panegirifia
lusinghiero, comprasi un adulatore Poeta, è S'ittt=
balfama in tal modo uno del dolce fumo d'un Elogio,
che per lo più è di bugie un compendio con de¬
Frezza teffuto. (x) Il buon Signore frattanto
fiende le fue piume, qual Pavone la cref
innalza alla voce del temerario Lusingatores
che un sofo alla Divinita paragona; ch a gui¬
fa dun modello di tutte le virta perfetto un nome

proa

() Sintende qui, maffimamente circa le lodi dagli
Oratori facri date a’ Grandi in publico, —