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piacciono del proprio sapere, e quelli
che non li capiscono, gli ammirano in
proporzione della loro ignoranza. Non è
egli forse uno de’ maggiori piaceri di noi
altri stolti l ammirare colla massima sor¬
presa tutto ciò che ci viene dagli oltra¬
montani puesi? Che se poi vi fossero al¬
cuni, che nulla intendendo di questo vec¬
chio linguaggio, volessero pure far mostra
di capirlo, in tal caso debbono mostrare
un aspetto contento, devono approvare
chinando il capo, od anche solo le lun¬
ghe orecchie asinine, e dire con un'aria
d'importanza: bravo, bravo, dice bene,
così appunto.

Ma ripigliamo il filo del nostro ragio¬
namento. Voi dunque sapete al presente
il mio nome, o uomini (4); ma quale
epiteto vi aggiungerò io mai? Ah senza
contrasto quel di stoltissimi! che ve ne
pare? Può ella forse la Dea Pazzia dare

(1) Qui motteggia piacevolmente l’uso di ag¬
giungere ai nomi degli epiteti ampollosi, come
sarebbe di egregio, di ornatissimo, ecc., che
il più delle volte sono im ragione inversa del
merito.