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22, avuto in mia vita il maggiore. Or poichè non volli to in quell’ intervallo passarmela meghittoso, nè altronde sembrandomi circostanze quelle da pensieri serti, parvemi ben fatto divertirmi in un elogio della Fotlia. Come quest'estro? (1) mi dirai; eccolo: presemi in prima tal fantasia pel tuo gentilizio cognome, alla Moria (2) così affine, quanto da essa realmente lu se lontano, e lontanissimo cerlo a comun suffragio ne sei. Poi mi lusingai che questo scherzo d’ingegno meritar potesse la tua approva» zione, se è vero che di si fatte amenità, non plebee certo, a quel che me ne pare, nè insulse affatto per sè stesse, dilettando ti vai (3), e qual altro Democrito mi(1) Que Pallas isthue tibi misit in mentem. Omero introduce Pallade che va suggerendo a Penelope e ad Ulisse or una cosa or un’altra. (2) Così dicesi in greco la Follia. (3) Nel tradurre questo passo mi ricordai d’ ayer letto di Tommaso Moro, che nel salire il palco, su cui dovea perdere il capo in testimonianza della Verità, con quell’ anima sempre intrepida e tranquilla, e nel solito suo stile di lepidezza, non potendo da sè solo far passo