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avuto in mia vita il maggiore. Or poi¬
chè non volli to in quell’ intervallo pas¬
sarmela meghittoso, nè altronde sem¬
brandomi circostanze quelle da pensieri
serti, parvemi ben fatto divertirmi in un
elogio della Fotlia. Come quest'estro? (1)
mi dirai; eccolo: presemi in prima tal
fantasia pel tuo gentilizio cognome,
alla Moria (2) così affine, quanto da
essa realmente lu se lontano, e lonta¬
nissimo cerlo a comun suffragio ne sei.
Poi mi lusingai che questo scherzo d’in¬
gegno meritar potesse la tua approva»
zione, se è vero che di si fatte amenità,
non plebee certo, a quel che me ne pare,
nè insulse affatto per sè stesse, dilettando
ti vai (3), e qual altro Democrito mi¬
(1) Que Pallas isthue tibi misit in mentem.
Omero introduce Pallade che va suggerendo
a Penelope e ad Ulisse or una cosa or un’altra.
(2) Così dicesi in greco la Follia.
(3) Nel tradurre questo passo mi ricordai
d’ ayer letto di Tommaso Moro, che nel salire
il palco, su cui dovea perdere il capo in te¬
stimonianza della Verità, con quell’ anima sem¬
pre intrepida e tranquilla, e nel solito suo stile
di lepidezza, non potendo da sè solo far passo