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saggi, eglino non saranno più che scimie vestite di porpora, che asini coperti della pelle del lione. Qualunque poi sia lo studio che facciano costoro per contraffarsi, due lunghissimi orecchioni scopriranno sempre il loro Mida. Per dire il vero sono assai malcontenta di questa razza ingrata, di questi furbi malvagi; poichè mentre appartengono essi più ch’altri mai al nostro impero, non solo mostrano presso al volgo d’aver onta di portare il mio nome, ma di più ad altri spesso il rinfacciano qual titolo obbrobrioso. Quindi essendo costoro pazzi ed arcipazzi, ed affettando il contegno di savj e di Taleti, non avremo noi ragione di chiamarli pazzamente savj >? Anche in questa parte mi è sembrato opportuno l’imitare i retori de’ nostri giorni, che reputansi altrettante Divinità, qualora possano far pompa di due lingue come la sanguisuga *, e maravigliosa cosa estimano l’inserire e frammischiare, anche fuor di proposito, nei loro discorsi delle greche paroline, per cui vengono a formare dei bellissimi mosaici. Se poi questi oratori non posseggono le lingue esotiche, allora cavano d’alcune rancide carte quattro o cinque vocaboli antiquati, coi quali gettano polvere negli occhi al lettore, cosicchè coloro che gl’intendono, vieppiù si compiacciono del proprio sapere, e quelli che non li capiscono, gli ammirano in proporzione della loro ignoranza. Non è egli for1 Della sanguisuga, Plinio dice che la sua lingua è biforcuta.