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Erasmo da Rotterdam
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308 APPENDICE tacoli, le nobili veglie, e gli altri passatempi, che oltre al necessario sollievo recano un certo che di ripulimento al costume, non sono (generalmente parlando) a una madre di famiglia disdicevoli dentro certi confini: pur mi rammento, che un famoso scultore fece già Venere in atto di calcar col piè una testuggine, per mostrare che le mogli hanno a esser non linguacciute, e casalinghe. Cesca. Quella della lingua è una gran mortificazione. GiLerTA. Per noi è forse la maggiore di tutte, ma anche la piu importante. Che s’egli 6 ognora più bello in donna il tacer che il parlare (anche non si trattando della dovuta strettissima guardia ai segreti), è altresì necessario il non parlar che appensatamente, nè mai nel bollor della collera, ch'è in noi sì viva. Un gran savio paragonò appunto la lingua ad un picciol timone, che ha forza di girare qua e là le grandissime navi, e ad un piccol fuoco, che può divampar vasta selva. Ma a proposito: come siete voi bene con la suocera vostra? Cusca. Noi siamo come due volpi in un sacco. Anzi ella è stata il principio e ’1 fonte di tutte le nostre quistioni, perchè mio marito non faceva, che ascoltar lei, e propormi lei, e portar lei in palma di mano, per ragion, mi cred’io, ch’ella gli è stata sempre condescendente ed hagli mantenuti i capricci suoi. GILETTA. Cara amica, voi mi chiarite ognora più del vostro torto, e non volendo mi fate fede, che il vostro Ruggieri sia per avventura molto migliore, che non pensavamo nè io, nè voi. Ma comechè il fatto stia, la moglie dee procacciar per sè l’affetto del marito in modo, ch’ella però non cerchi di torre ai genitori la parte loro. E poichè il proverbio dice, che nuora odia suocera, e suocera nuora, appunto anche per questa cotale specie di rivalità (la qual regola però patisce di grandi eccezioni); voi dovete pigliare i passi innanzi, ed armarvi d’un’accorta prudenza. Io lessi già, che in una terra dell’Africa la nuora il dì appresso alle nozze solea mandar pregando la suocera, che le piacesse di prestarle una pentola; ed essa nè gliela prestava, nè dicea pure d’averne. Crsca. Oh garbata! e perchè mai tale usanza? GiLetTA. Perchè la nuora s’apparecchiasse in fin da quel punto a una buona pazienza per più be’ colpi, e disponesse suo ingegno e sue arti in guisa che, s'ella non potea della suocera avere una seconda madre, ella non avesse però una matrigna. E così dovete in avvenire far voi, nè già solo per amor del vantaggio, che ve n’è per seguire, ma sì ancor per la riverenza sempre dovuta a maggiori.

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