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APPENDICE 305 Casca. Cotesta è una favola. GiLETTA. Una favola, ma di gran sentimento; perocch’ella c'insegna il luogo ed il mezzo più opportuno e più certo a ravvivar l’amor maritale, e a tor via dalla mente ogni collera, ogni amaritudine, ogni piecola rugginuzza. Casca. Or va, accatta su.così fatto cinto. GILETTA. Eh, sorella mia, il cinto vero son le nostre carezze ed i nostri vezzi impiegati a tempo ed in que’ momenti preziosi. Crasca. Io far vezzi ad un tal marito? GiLeTTA. Sì, appunto perch’egli non sia più tale. Ditemi: se voi poteste, come della fata Circe si legge, convertirlo in orso o in cinghiale, farestel voi? Cesca. Io non so. GILETTA. Come non sapete? vorreste voi dunque aver per marito più tosto un cinghiale che un uomo? Cresca. Veramente più tosto un uomo. GiLETTA. Or bene; e se con gl’incanti di Circe voi poteste renderlo di sviato attento, di spenditore assegnato, di altiero piacevole, nol fareste voi forse? Cesca. Ne dubitate? Ma d'onde m’ho io a cavare gl’incanti? GILETTA. Io ve l’ho detto: voi gli avete in voi stessa, e ne’ vostri costumi, sol che vogliate. Se il renderete migliore, e miglior l’avrete, che buon per voi. Per altro della scontentezza vostra io giudico esser gran cagione anche questa, che voi non riguardate, né ponete mai cura, che ai suoi difetti, i quali, ingranditi anche dall’immaginazion riscaldata, vel fanno più l’un di che l’altro rinerescere; e così voi lo pigliate da quella presa, che non si può portare: dov’egli vi si converrebbe venir più tosto considerando d’una parte i difetti, che per avventura v'avete voi, e d’altra le qualità lodevoli, che in lui sono, e per tal doppio riguardo pigliarlo da quella che può portarsi. La severa disamina e’ vi bisognava farla prima di conchiudere il parentado, e sì accettare o rifiutare il marito a giudicio non degli occhi soli, ma eziandio degli orecchi: ora è tempo di rimediare, non di rammaricarsi. Cusca. E pur, quanto agli orecchi, io ludia (il vi giuro) e odolo tutto dì commendare a quanti usan con esso lui. Ginetta. È egli ciò vero? Cesca. Verissimo. GiLerta. Pur beato, che ei mi s’apre qualche po’ di spiraglio! E di che nel commendano? Elogio della pazzia. 20