Casca. Cotesta è una favola.
GiLETTA. Una favola, ma di gran sentimento; perocch’ella c'in¬
segna il luogo ed il mezzo più opportuno e più certo a ravvivar
l’amor maritale, e a tor via dalla mente ogni collera, ogni ama¬
ritudine, ogni piecola rugginuzza.
Casca. Or va, accatta su.così fatto cinto.
GILETTA. Eh, sorella mia, il cinto vero son le nostre carezze
ed i nostri vezzi impiegati a tempo ed in que’ momenti preziosi.
Crasca. Io far vezzi ad un tal marito?
GiLeTTA. Sì, appunto perch’egli non sia più tale. Ditemi: se
voi poteste, come della fata Circe si legge, convertirlo in orso
o in cinghiale, farestel voi?
Cesca. Io non so.
GILETTA. Come non sapete? vorreste voi dunque aver per ma¬
rito più tosto un cinghiale che un uomo?
Cresca. Veramente più tosto un uomo.
GiLETTA. Or bene; e se con gl’incanti di Circe voi poteste ren¬
derlo di sviato attento, di spenditore assegnato, di altiero piace¬
vole, nol fareste voi forse?
Cesca. Ne dubitate? Ma d'onde m’ho io a cavare gl’incanti?
GILETTA. Io ve l’ho detto: voi gli avete in voi stessa, e ne’
vostri costumi, sol che vogliate. Se il renderete migliore, e mi¬
glior l’avrete, che buon per voi. Per altro della scontentezza vo¬
stra io giudico esser gran cagione anche questa, che voi non
riguardate, né ponete mai cura, che ai suoi difetti, i quali, ingran¬
diti anche dall’immaginazion riscaldata, vel fanno più l’un di
che l’altro rinerescere; e così voi lo pigliate da quella presa, che
non si può portare: dov’egli vi si converrebbe venir più tosto
considerando d’una parte i difetti, che per avventura v'avete voi,
e d’altra le qualità lodevoli, che in lui sono, e per tal doppio
riguardo pigliarlo da quella che può portarsi. La severa disamina
e’ vi bisognava farla prima di conchiudere il parentado, e sì ac¬
cettare o rifiutare il marito a giudicio non degli occhi soli, ma
eziandio degli orecchi: ora è tempo di rimediare, non di ramma¬
ricarsi.
Cusca. E pur, quanto agli orecchi, io ludia (il vi giuro) e
odolo tutto dì commendare a quanti usan con esso lui.
Ginetta. È egli ciò vero?
Cesca. Verissimo.
GiLerta. Pur beato, che ei mi s’apre qualche po’ di spiraglio!
E di che nel commendano?