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LAURINO.

SELVAGGIA.

LAURINO.

APPENDICE

union di voleri, e d’ambiduo

son contrari i pensieri, a che seguirmi?
Tragge la calamita

il più duro metallo,

gran virtù di natura;

e tragge la bellezza

del tuo volto il mio core,

gran possanza d’Amore. E l’una e l’altra
qualità veramente in noi si vede:

tu sei pietra in durezza, io ferro in fede.
S’egli è ver che l'amante

d’ogni arbitrio si spoglia,

e dagl’imperi de l’amata donna
ubbidiente pende,

perchè del mio voler non ti fai legge?
Io vo’ che tu non m’ami.

Pommi là tra le Sirti

tempestose e latranti;

pommi dentro la gola e tra le fauci

di Cariddi e di Scilla;
pommi tra le pruine e tra le brume
del Caucaso gelato,

là dove Borea rugge ed a le selve

fa coverchio di neve;
pommi là dove ardente
fiede per dritto il suol la sferza estiva,

> sotto il vicin carro

del più fervido Sol bollon l’arene:

pur che ’n grado a te sia, nulla ricuso.
Mandami tra gl’inospiti deserti

de le scitiche balze;

mandami pur tra’ mostri

d’ Erimanto e di Lerna;

mandami a le spelonche

de’ Lestrigoni orrendi e de’ Ciclopi;
mandami tra le fiamme e tra gli orrori
di Cocito e d’Averno:

in virtu d’un tuo cenno, il tutto ardisco.
Non mi dir ch’io non t’ami,

ciò nè posso nè voglio.
Troppo per me presumi;