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54 ELOGIO DELLA PAZZIA trasmigrazioni dichiarò che l’uomo era il più infelice di tutti gli animali; poichè tutti gli altri sono contenti di restare nei limiti loro prefissi dalla natura, e il solo uomo si sforza di oltrepassarli. XXXV Inoltre Pitagora soleva anteporre gli stolti ai savi ed ai grandi; e Grillo seppe non poco più dell’assennato Ulisse, perchè, essendo stato cambiato in porco della maga Circe, amava meglio grugnire tranquillo e a suo bell’agio in un porcile, che andare in traccia di nuovi pericoli e di nuove avventure col suo capitano. Parmi egualmente che non dissenta da questa opinione Omero stesso, questo celebre padre delle fole, poichè generalmente chiama miserabili tutti i mortali, e dice che la morte li circonda da per tutto. Egli non eccettua nè meno Ulisse, quel suo eroe famoso e modello di saviezza, dandogli spesso l’epiteto d’infelice. Non parla però così di Paride, di Aiace e d’Achille, i quali erano pazzi: all'incontro, essendochè Ulisse fosse ingegnoso ed astuto, e seguiva i consigli di Minerva preferendoli ad ogn’altra cosa, e perfino agl’impulsi della natura, perciò Omero compiange l’infelicità di lui. Pertanto ritorno sempre al mio assunto, e dico, che co loro i quali s’applicano allo studio della sapienza, sono lontanissimi dalla felicità; sono doppiamente pazzi, perchè, obbliando la loro condizione naturale, e volendo vivere come altrettanti Dei, a guisa di giganti fanno guerra alla natura colle macchine dell’arte. Da tutto ciò io inferisco, che i veri felici sono quelli che s’accostano maggiormente all’indole ed alla stolidezza de’ bruti, e che nulla intraprendono al di sopra delle forze umane. Su via, proviamoci a difendere quest’argomento, non già cogli entimemi degli stoici, ma con qualche esempio palmare. Dei immortali, siatene giudici voi! Chi trovasi mai al mondo che viva più felicemente di coloro, che volgarmente chiamansi sciocchi, stolti, insensati e bietoloni? Ah i bei nomi per me!