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ELOGIO DELLA PAZZIA 47 Chirone che preferì la morte all’offertagli immortalità. Io ben m’accorgo, che facilmente da questo comprenderete quanto poco sarebbe per durare il mondo, se la sapienza fosse comune tra i mortali; anzi m’è avviso che in breve farebbe bisogno una nuova creta, e un nuovo Prometeo“ To però son quella che provvedo anche in questa parte, mantenendo gli uomini nella ignoranza, nella sconsideratezza, nella dimenticanza de’ mali passati, e nella speranza d’un miglior avvenire; e così, mescolando le mie dolcezze con quelle della voluttà, raddolcisco il rigore del loro destino. Non solo quasi tutti gli uomini amano di vivere, ma perfino quelli il cui filo sta per essere dalla Parca reciso: quelli, che sono per lasciare la vita dopo un buon numero d’anni, non mostrano certamente alcuna premura di passare tra i morti. Quanto più gli uomini hanno motivo di esser mal contenti del vivere, tanto meno s’annoiano della vita; e con ciò fanno ben vedere di non trovar troppo lunghi i loro giorni. Sono un effetto della mia bontà que’ vecchi, che vedete giunti a nestorea decrepitezza, ai quali nulla più d’uomo rimane, nemmeno la figura, imperocchè sono balbuzienti, deliranti, sdentati, canuti, calvi; o, per meglio descriverli colle parole di Aristofane, sono rugosi, curvi, senza il minimo avanzo di virilità; e ciò non ostante amano con trasporto la vita. Nè si limitano questi vecchioni insensati al solo piacere dell’esistenza; ma si studiano eziandio d’ imitare per quanto ponno la gioventù: l’uno annerisce i suoi bianchi capelli, altro nasconde sotto una parrucca la calva testa; quello si rimette dei denti tolti in prestito da qualche porco; costui si innamora alla follia d’una giovane, e fa per essa di quelle pazzie, che si vergognerebbe di fare un giovinotto. Siamo i) C E