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36 ELOGIO DELLA PAZZIA

passa tutta la sua vita a ragionare intorno alle nubi ed alle
idee; mentre si occupa a misurare il piede d’una pulce, e si
perde ad ammirare il ronzìo della zanzara, trascura lo studio
e la cognizione degli uomini, e l’arte sommamente necessaria
di conformarsi a loro. Eccovi in questo ritratto anche quello
di molti de’ nostri. Platone, il quale era stato discepolo di
Socrate, venendo minacciato dell’ultimo supplizio il suo mae¬
stro, s'impegna a trattare la sua causa da valente difensore;
apre la bocca per adempiere sì buon uffizio; ma, spaventato
dal rumore dell’adunanza, si confonde alla metà del primo
periodo. Che dirò di Teofrasto, che, volendo parlare al popolo,
non trova più la sua voce, talchè sarebbesi detto «che avesse
veduto il lupo»? Dimando io se questi uomini sarebbero stati
eccellenti per incoraggiare il soldato? Isocrate, che sapea scri¬
vere tante bellissime orazioni, non ardì mai, per timidezza
d’animo, di parlare al pubblico. Lo stesso Cicerone, padre
della romana eloquenza, solea tremare, e balbettare come un
fanciullo sul principio delle sue orazioni. È vero che Fabio
interpreta questa trepidazione come il carattere distintivo
d’un oratore penetrante, e che conosce il periglio a cui si trova
esposto; ma col dir questo non viene forse a confessare, che
la filosofia non è assolutamente comportabile coi pubblici
affari? Come mai questi sapienti potrebbero sostenere il ferro
e il fuoco della guerra, se muoiono di paura quando pur non
trattasi di combattere che colla sola lingua?

E, dopo tutto quanto abbiam detto, sarà possibile di de¬
cantare ancora quella celebre massima di Platone, la quale
afferma: « Che le repubbliche sarebbero felici, se le regges¬
sero i filosofi o se i principi filosofassero »? Ho l’onore di dirvi
che la cosa è tutto all’opposto. Se consultate gli storici, ri¬
troverete senza dubbio, che principi alla repubblica più per¬
niciosi furono quelli, che amarono le lettere e la filosofia.
Parmi che i due Catoni siano una prova sufficiente di quanto
asserisco; l’uno turbò la tranquillità di Roma con moltissime
stolte delazioni, e' l’altro, per voler difendere con soverchia
saviezza gli interessi della repubblica, distrusse da’ fonda¬
menti la libertà del popolo romano. A questi aggiungete i