OCR
BLOGIO DELLA PAZZIA 29 affinchè co’ suoi sali, co’ suoi scherzi, colle sue buffonerie sbandiscano dalla tavola il silenzio e la malinconia. Infatti, a che ci gioverebbe il riempire lo stomaco di tante sontuose, squisite ed appetitose vivande, se gli occhi, le orecchie, lo spirito e il cuore non venissero pasciuti egualmente da giuochi, da risa e da piacevoli concetti? Ora io sola sono l’inventrice di tali delizie. Sono forse stati i sette savi della Grecia quelli, che hanno ritrovati tutti i diletti di un convito, come sarebbe gittar la sorte per vedere a chi tocca d’essere il re della mensa, giuocar a’ dadi, bere in giro nello stesso bicchiere, cantare a vicenda col ramo di mirto alla mano{“danzare, saltare, mettersi in diversi atteggiamenti? No certamente: io sola poteva inventarli per la felicità del genere umano. Tutte le cose sono di tal natura, che quanto più abbondante è la dose di pazzia che contengono, tanto maggiore è il bene che procurano ai mortali. La vita umana senz’allegria non merita neppure il nome di vita. Bisognerebbe condurre tutti i suoi giorni nella tristezza, se con tal sorta di piaceri non si dissipasse quella noia, che sembra nata con noi. XIX Vi saran forse delle persone, le quali, nulla contando questa sorta di passatempi, ripongono tutta la loro felicità nel possedere veri amici, e spesso van ripetendo, che la dolcezza d’una tenera e fedele amicizia sorpassa tutti gli altri piaceri, e che alla vita è tanto necessaria, quanto l’aria, l’acqua, il fuoco. Così gioconda è poi l’amicizia, soggiungono essi, che, se toglier si volesse dal mondo, sarebbe come togliere il sole; è finalmente tanto onesta (termine per me insignificante), che i filosofi medesimi non dubitano di annoverarla tra i beni principali della vita. Ma che dirassi, se mostrerò esser io ancora l’unica sorgente e creatrice di un tanto bene? M’accingo pertanto a provarvelo non già con sofismi, nè con argomenti capziosi, all’uso dei retori, ma giù alla buona, e con tutta la chiarezza.