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Erasmo da Rotterdam
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20 ELOGIO DELLA PAZZIA simo; poichè in questo consiste appunto il rimbambire. Non è forse proprio dei fanciulli il delirare e l’impazzire? Che cosa credete voi che maggiormente ci piaccia nei fanciulli? L’essere senza giudizio. Un figliuolo che parlasse ed agisse come un adulto non sarebbe egli un piccol mostro? Non potremmo a meno certamente di odiarlo e d’averlo in una specie d’orrore. Da molti secoli è triviale il proverbio: «Odio un fanciullo di precoce sapere». Chi potrebbe egualmente sostenere commercio o famigliarità con un vecchio, che ad una lunga esperienza unisse tutto il vigor dello spirito e la forza del discernimento? Per opera adunque della mia bontà il vecchio rimbambiscee, e deve a me la liberazione da tutte quelle cure fastidiose che tormentano il savio. Il mio rimbambito intanto non è disaggradevole nella compagnia, nè sente quella noia della vita che sopporta a stento l’età più robusta. Ripiglia pure talvolta le tre lettere di quello stolto vecchio, di cui Plauto fa menzione (t). Ora s’egli fosse un tantino savio, non è vero che sarebbe il più infelice dei viventi? Ma, per effetto della mia bontà, scevro da ogni fastidio ed inquietudine, ricrea i suoi amici, ed è ameno nella conversazione. E non vediamo noi in Omero il vecchio Nestore parlare più dolce del méle, mentre il feroce Achille prorompe in eccessi di furore? Lo stesso Poeta non ci dipinge egli alcuni vecchi seduti sulle mura, che tengono lepidi discorsi? Di più, secondo questo raziocinio, dico che la felicità della vecchiaia supera quella della fanciullezza. Non può negarsi che l’infanzia sia molto felice; ma in questa età non si ha il piacere di cicalare, di brontolare dietro tutti, come fanno i vecchi; piacere che forma il condimento principale della vita. Un’altra prova del mio confronto è quella reciproca inclinazione che si vede tra i vecchi ed i fanciulli, e quell’ istinto che li porta a conversar volentieri tra loro; cosicchè si verifica, che ogni simile ama il suo simile. (1) Le lettere a, m, o. Si veda PLAUT., Merc., 1, 2, 33.

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