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ELOGIO DELLA PAZZIA 17 il petto, la mano, l’orecchio, queste parti del corpo reputate oneste, che generano gli Dei e gli uomini? Credo, signori miei, di no: che anzi lo stromento propagatore del genere umano è quella siffatta parte, così goffa, e così ridicola, che non può nominarsi senza riso. Questa, sì, questa, e non già il numero quoternario pitagorico, è propriamente sacra fonte, da cui traggon vita tutte le cose. Suvvia, chi è mai colui che avvinghiar vorrebbesi al nodo matrimoniale, se prima, come sogliono fare ordinariamente i filosofi, avesse ben riflettuto agli incomodi che accompagnano tal condizione? Qual donna vorrebbe sottomettersi al debito coniugale, se tutti conoscesse, o presenti avesse alla mente, i perigliosi dolori del parto e le pene della educazione? Se voi dunque dovete la vita al matrimonio, e il matrimonio alla Irriflessione, che una è delle mie seguaci, giudicate di quanto mi siate debitori. Inoltre, una donna passata una volta per le spine dell’indissolubile nodo, e che ardisce di rientrarvi, nol fa forse in virtù dell’assistenza della Ninfa Obblìo, mia cara compagna? Dicasi pure, a dispetto del poeta Lucrezio, e Venere stessa non ardirebbe di negarlo, che senza la nostra possanza e la nostra protezione la sua forza e la sua virtù languirebbero e svanirebbero del tutto. Egli è pertanto da quest’'amabile giuoco, da me condito col riso, col piacere e coll’amorosa ubbriachezza, che sono usciti gli accigliati filosofi, — cui ora subentrarono quegli uomini, volgarmente chiamati Monaci, — e i purpurei monarchi, i pii sacerdoti e i pontefici tre volte santissimi. Finalmente da questo giuoco è parimenti sboccata tutta la turba delle poetiche divinità; turba così immensa, che appena il cielo, quantunque spaziosissimo, la può contenere. XII Ma poco per verità sarebbe, se avendovi provato che da me avete avuto il germe e lo sviluppo della vita, non vi dimostrassi ancora che provengono dalla mia liberalità tutti . que’ beni che si trovano in essa. Elogio della pazzia. 2