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ELOGIO DELLA PAZZIA 13 Dei rancidi e disusati; ma Plutone, il Dio delle ricchezze, è mio padre. Sì, Plutone (non se l’abbiano a male Esiodo, Omero, e persino lo stesso Giove, il quale è il padre degli Dei e degli uomini), Plutone, che al presente come per lo passato, a un solo cenno crea, distrugge, governa ogni cosa sacra e profana: Plutone, a cui talento le guerre, le paci, glľ imperi, i consigli, i giudizi, i comizi, i matrimoni, i trattati, le confederazioni, le leggi, le arti, il ridicolo, il serio (ohimè non ne posso più! mi manca il respiro, conchiudiamo), a cui talento si regolano tutti gli affari pubblici e privati de’ mortali: Plutone, senza il cui braccio tutta quanta la turba delle poetiche Divinità, parliamo con maggior franchezza, gli Dei stessi del prim'ordine, o non sarebbero del tutto, o almeno se la passerebbero assai male: Plutone infine, il cui sdegno è sì terribile, che Pallade stessa non saprebbe difender abbastanza que’ mortali che lo avessero provocato; il cui favore all’incontro è sì possente, che chi lo gode può ridersi di Giove e delle sue saette: questo è appunto il padre mio, di cui vado fastosa. Ora egli mi generò non già dal suo cervello, come fece Giove della torva e feroce Minerva, ma da Neotete (3), la più avvenente e la più gaia ninfa del mondo. Di più i miei genitori non erano legati in matrimonio, nè sono nata come quello zoppo Vulcano, figlio del fastidiosissimo nodo di Giove e di Giunone. Sono figlia del piacere, e l’amor libero ha presieduto ai miei natali; e, per parlare col nostro Omero, era Plutone in un trasporto d’amorosa tenerezza. Affinchè poi non prendiate errore, vi dichiaro che non parlo gia di quel decrepito Plutone, quale ci vien descritto da Aristofane, omai cadente e cieco, ma di Plutone quand’era robusto, pien di fervore, nel fior della giovinezza, e non solo giovine, ma riscaldato anche più che mai dal nettare che in un pranzo cogli Dei avea allora per avventura tracannato pretto e a larghi sorsi. tie à L x / 5 y à / w