bagattelle non plebee al certo, a quel che me ne pare, né
insulse affatto per sé stesse, dilettando ti vai, e, qual altro
Democrito, mirie tratti con riso le umane vicende. Sebbene
poi per la singolare perspicacia del tuo ingegno sii al certo
di gran lunga superiore al rimanente degli uomini, pure per
l’ineredibile soavità del tuo costume, e per l’affabilità tua
particolare, sai e godi esser l’uomo di tutte le ore.
Or ti piacerà dunque non solo d’accogliere questa picciola
declamazione come un presente di un tuo buon amico, ma di
prenderla ancora sotto il tuo patrocinio, come cosa a te sacra
e più tua certamente che mia. Imperocchè prevedo benissimo
che non mancheranno detrattori, che le si dichiareran con¬
tro, qualificandola come una frivolezza indegna di un teologo,
e come una satira contraria alla cristiana moderazione: e
schiamazzando inoltre declameranno contro di me, come colui,
che risusciti l’antica commedia, e si faccia qual nuovo Lu¬
ciano a morder tutti senza risparmio. Ma pure quei che
disgustansi della leggerezza dell’argomento e del suo ridicolo,
dovrebbero por mente, che non ne sono io al certo l’inven¬
tore, e che anzi questo è un uso già da gran tempo osservato
da sommi autori. Imperocchè tanti secoli prima ha scritto
Omero la guerra delle ranocchie e de’ sorci; Virgilio ha can¬
tato della zanzara e della torta; Ovidio della noce; Policrate
anch'esso fe’ l’elogio di Busiride, cui poscia corresse Isocrate;
Glaucone lodò l’ ingiustizia, e Favorino Tersite e la febbre
quartana; Sinesio la calvezza, e Luciano la mosca e i pa¬
rassiti. Da ultimo Seneca scherzò sull’apoteosi di Claudio;
Plutarco scrisse il dialogo di Grillo con Ulisse; Luciano ed
Apuleio parlarono dell’asino, e un tale, al dir di San Girolamo,
stese il testamento del porco. Faccian conto pertanto, questi
censori, che io così per divertimento abbia giocato agli scac¬
chi, o se meglio lor piace, abbia come un fanciullo cavaleato
sopra una lunga canna. E, a dir vero, che iniquità non è ella,
che permettendosi ad ogni condizion di persone i suoi pas¬
satempi, si cerchi poi di vietarli tutti al letterato negli studi
suoi ? Massime se gli scherzi traggan seco del serio, e in guisa
tale vengan maneggiate le facezie, che chi legge, per poco