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XXVI ELOGIO DELLA PAZZIA e si annoda nella trama del dialogo, tutt’a un tratto ti si disfà tra mano e gli attori si allontanano e pare che non abbiano bene spiegato il pensier loro o abbiano scherzato e non credano neppur essi a quello intorno a cui si accalorano. Lo serittore sfugge a se stesso e al lettore, si sveste della sua personalità; l’insegnamento pedagogico o morale si occulta del linguaggio signoreggiante. Questo fece Erasmo: altro che lucianismo accademico! (4). B. Gi (1) Op. cit., p. 156.