Ciò non impediva, del resto, che la Stultitiae laus ei
Colloquia avessero ancora lettori; e, tra questi, si noverava
per l’appunto il Marino, il quale, tra gli idilli della sua Sam¬
pogna, includeva una Disputa amorosa, che non era poi al¬
tro se non il colloquio Proci et puellae, tradotto in versi:
plagio del quale anche taluno dei suoi contemporanei si av¬
vide Ch
Passato il tempo in cui la parola di Erasmo aveva diretta ef¬
ficacia religiosa, morale e sociale, e formatisi anche nel mondo
cattolico giudizi più equi intorno a lui (*), a quelle sue opere
satiriche si tornò per pura vaghezza letteraria; e allora, nel
secolo decimottavo, si ebbero i primi tentativi di una tradu¬
zione italiana della Stultitiae laus. Già nel 1741 Angiolo Maria
Ricci, professore di lettere greche nello studio fiorentino,
stampava un rabberciamento de Le lodi della pazzia composte
da Erasmo, «dottissimo e amenissimo lavoro », che egli si
era indotto a tradurre dal latino nel toscano, « espurgato però
per renderne innocente la lettura, non solo da molte empietà,
ma di più quindi levate molt’altre cose, che non erano del
tutto convenevoli all’onesto leggitore, ed altre pure resecate
ch’erano per avventura troppo prolisse e stralunghe; e per
contrario aggiuntene aleun’altre che mi son parute molto a
proposito per un tale argomento ». Quel rifacimento servi,
con altre composizioni del Ricci, per le accademie carneva¬
lesche dei collegi Laurenziano ed Eugeniano, dove il Ricci
insegnava; e la recita delle Lodi della Pazzia era seguita da
(1) Cfr. B. Croce, Saggi sulla letteratura italiana del Seicento (Bari, Laterza,
1910), p. 432.
(2) Si veda p. es., il TrraBoscHi (Storia d. lett. ital., vi, l, 11, ©. 1): « Io credo,
a dir vero, che Erasmo fosse sinceramente cattolico, ma che la troppa sua libertà di
scrivere e di pensare, congiunta al suo non troppo profondo sapere in teologia,
il face
e cader più volte in errori, de’ quali al certo vi ha gran numero nelle sue
opere; errori però men gravi allora, e in certa maniera degni di scusa, perchè e
grandi erano veramente gli abusi ed era difficile il discernere i giusti confini, e
molte cose non erano state ancor dalla Chiesa ultimamente decise, come poi si
fece nel Concilio di Trento ».