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ELOGIO DELLA PAZZIA

Maestro rio d’abominabil arte,
falso profeta, entro i cui spirti accensi
sol di zelo infernal tutto contiensi
quanto dal vero s’allontana e parte;
tu mostrar il sentier ch’al Ciel conduce,
guida fallace? e tu per via secura
scorgere i ciechi, assai più cieco duce?
Che val candido inchiostro e fede impura?
ombra nel core e nell’ingegno luce?
scienza chiara e coscienza oscura? (1).

E poco diversamente, alla distanza di un secolo e mezzo, il
Buonafede:

Diviso io vedo in parti opposti il mondo,
qualor d’ Erasmo il simulacro io chero.
Quinci sostiene il letterato impero,

e quindi urtato cade giù nel fondo.

Or sobrio e puro, ed or briaco e immondo
il vedo: or schernitore ed or severo:
or nimico, or compagno di Lutero;
or tutto piume, or tutto nerbo e pondo.

Or degno è dell’alloro, ed or del fuoco:
or distrugge la Fede, or la difende:
talor sa tutto, e talor nulla o poco.

Quindi, involta in oppositi colori,
l’immagin di costui dubbiosa pende
tra gran virtuti e vizi assai maggiori (2).

Il Buonafede aggiunge, nelle note, che «il Bellarmino
colloca Erasmo nel numero dei semicristiani; il Possevino
vorrebbe che si cancellasse il nome di lui da tutti gli scritti
dei cattolici; il Grineo disse che Erasmo avea recato più danno
ai papi coi suoi motteggiamenti e coi suoi tanti aculei che
Lutero col suo sdegno e coi suoi trasporti» (°).

(1) GIAMBATTISTA MARINO, Poesie varie, a cura di B. Croce (Bari, Laterza, 1913:
Scrittori d’Italia, 51), p. 257.

(2) Cito dalla «quinta edizione napoletana», Napoli, 1789, presso i fratelli
Terres, 1, 230.
(3) Op. cit., p. 235.