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Erasmo da Rotterdam
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XIV ELOGIO DELLA PAZZIA pazzia », indipendenti dal suo, dicendo che « negli anni passati, per quel che intendo, da due nobilissimi uomini con larga vena di facondia» era stata «lodata la Pazzia»; ossia, come sembra, da Erasmo; e dall’autore, chiunque egli fosse, della Pazzia italiana. Il quale, infine, il Melzi (') afferma essere stato «indubitatamente » Vianesio Albergati, nobile bolognese e protonotario apostolico; e sebbene il Fantuzzi, che a lungo discorre dell’Albergati (*), non sappia nulla di questa attribuzione, l’autorità del Melzi, il quale avrà avuto le sue buone ragioni per così affermare, serba il suo peso (°). A ogni modo, la Pazzia italiana è una mediocrissima rifrittura del libriccino di Erasmo in languida. e scolorita prosa, toltane per prudenza tutta la parte satirica sugli uomini di chiesa, e aggiuntavi qualche pagina sui grammatici, i pedanti, la questione della lingua. L’autore dice che nessuno (?) aveva sin allora lodata la Pazzia, che pure è degna di esser lodata, e perciò egli toglie su di sè questo carico; e, fatto un breve esordio, discorre del rapimento della pazzia, del suo imperio sulle varie età della vita umana, sugli uomini e sugli dèi, sulle varie condizioni, sul matrimonio, sulle donne, sugli animali, sulla libertà, sui poeti, cacciatori, astronomi, giocatori, litiganti, marinai, negromanti, streghe, grammatici e pedanti. Ecco come satireggia le donne letterate, riferendo i giudizi che pronunziavano sugli autori italiani: «Il dir del Bocaccio non li soddisfa perchè in alcuni luoghi ha del rozzo e del vecchio molto, e il Dante fu assai più dotto che ornato. Nei Trionfi del Petrarca alcuna cosa-si desidera. La nova grammatica, colli Asolani, sono troppo affettate. L’ Arcadia è traduzione senza arguzia, e non è toscana. Il Morgante non è (1) Diz. di an. e pseud., 11, 323. (2) Notizie d. scritt. bolognesi, 1, 136-9. (3) In una copia manoscritta cinquecentesca, che di questa Pazzia italiana si conserva nella Bibl. Casanatense, si legge sul margine della prima pagina il nome di «M. Lelio Benci», che io in un mio articoletto giovanile (Un Elogio della Pazzia italiano, in Rassegna pugliese, a. II, 1885, n. 14, dal quale traggo tutte le notizie soprariferite) congetturai autore, laddove di certo quel nome non indica altro che il possessore di essa copia manoscritta.

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