pazzia », indipendenti dal suo, dicendo che « negli anni pas¬
sati, per quel che intendo, da due nobilissimi uomini con larga
vena di facondia» era stata «lodata la Pazzia»; ossia, come
sembra, da Erasmo; e dall’autore, chiunque egli fosse, della
Pazzia italiana. Il quale, infine, il Melzi (') afferma essere stato
«indubitatamente » Vianesio Albergati, nobile bolognese e
protonotario apostolico; e sebbene il Fantuzzi, che a lungo
discorre dell’Albergati (*), non sappia nulla di questa attri¬
buzione, l’autorità del Melzi, il quale avrà avuto le sue
buone ragioni per così affermare, serba il suo peso (°). A
ogni modo, la Pazzia italiana è una mediocrissima rifrit¬
tura del libriccino di Erasmo in languida. e scolorita prosa,
toltane per prudenza tutta la parte satirica sugli uomini di
chiesa, e aggiuntavi qualche pagina sui grammatici, i pedanti,
la questione della lingua. L’autore dice che nessuno (?) aveva
sin allora lodata la Pazzia, che pure è degna di esser lodata, e
perciò egli toglie su di sè questo carico; e, fatto un breve
esordio, discorre del rapimento della pazzia, del suo imperio
sulle varie età della vita umana, sugli uomini e sugli dèi,
sulle varie condizioni, sul matrimonio, sulle donne, sugli ani¬
mali, sulla libertà, sui poeti, cacciatori, astronomi, giocatori,
litiganti, marinai, negromanti, streghe, grammatici e pedanti.
Ecco come satireggia le donne letterate, riferendo i giudizi
che pronunziavano sugli autori italiani: «Il dir del Bocaccio
non li soddisfa perchè in alcuni luoghi ha del rozzo e del
vecchio molto, e il Dante fu assai più dotto che ornato. Nei
Trionfi del Petrarca alcuna cosa-si desidera. La nova gram¬
matica, colli Asolani, sono troppo affettate. L’ Arcadia è tra¬
duzione senza arguzia, e non è toscana. Il Morgante non è
(2) Notizie d. scritt. bolognesi, 1, 136-9.
(3) In una copia manoscritta cinquecentesca, che di questa Pazzia italiana si
conserva nella Bibl. Casanatense, si legge sul margine della prima pagina il nome
di «M. Lelio Benci», che io in un mio articoletto giovanile (Un Elogio della
Pazzia italiano, in Rassegna pugliese, a. II, 1885, n. 14, dal quale traggo tutte le
notizie soprariferite) congetturai autore, laddove di certo quel nome non indica
altro che il possessore di essa copia manoscritta.