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193 “mine ne imponas nobis hoc: peccatum , quod ftulte commifimus . Così Saule con Davide chiedendogli merce, Apparet quod ftulte egerim ; così Davide prendendo colle buone il Signore , fed precor Domine ut transferas iniquitatem fervi tui, quia ftulte egimus, come se questo fosse il solo e poffente titolo ad impetrar perdono, il mettere in prospetto la propia stoltizia ed ignoranza . Ma più breccia fa quest'altro, che Cristo nel pregare in Croce pe’ suoi nemici e uccisori , Pater ignofce illis, altra scusa non allega, che d’ ignoranza, guia nefciunt quid faciunt. Sullo stesso tuono S. Paolo a Timoteo I. cap. 1. ideo mifericordiam Dei confequutus fum, quia ignorans feci in incredulitate, cioè l’ ho fatto per istoltezza , non maliziosamente , e ho conseguito quella misericordia che conseguito non avrei, se non patrocinato dalla stoltizia. Fa anco per me guel mistico Psalmografo, non mi ricordo dove, delita juventutis mea G ignorantias meas ne memineris; nel che due cose mette in veduta, Peta, a cui son.io si amica, ch’ è la gioventù, e l ignoranza, e questa nel numero del più, per fignificare la gran forza ch’ è in lei. Ma per non andar all’ infinito, e per ristringer tutto in poco, la cristiana Religione mostra certo d’ avere non «so che rapporto, ed affinita colla stolrizia, e niente N di